La ricerca contro la SMA

Domenica 26 Luglio 2009 13:49

Un nuovo candidato farmaco per la terapia della SMA

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Sull’ultimo numero della rivista scientifica Human Molecular Genetics è stato pubblicato un importante studio condotto dal Laboratorio della dott.ssa Brunhilde Wirth presso l’Istituto di Genetica Umana dell’Università di Colonia (Germania). L’articolo, dal titolo “LBH589 induces up to 10-fold SMN protein levels by several independent mechanisms and is effective even in cells from SMA patients non-responsive to valproate”, riguarda l’applicabilità terapeutica nella SMA di un nuovo e potente inibitore della deacetilasi istonica, il LBH589.
Gli inibitori della deacetilasi istonica (HDI) sono potenziali candidati terapeutici soprattutto in campo oncologico e delle patologie neurodegenerative come l’atrofia muscolare spinale. Tra i composti testati sperimentalmente contro tale malattia, gli HDI consentono l’incremento dell’espressione genica SMN2, compensando alla mancanza del gene SMN1. Composti HDI ben studiati sono per esempio il valproato (VPA) e il fenilbutirrato. Purtroppo test clinici hanno dimostrato l’efficacia di tali composti sui pazienti solo in percentuale inferiore al 50%, rimanendo dunque di vitale importanza la scoperta di nuovi farmaci.

Il nuovo studio si focalizza sull’acido idrossamico LBH589, chiamato anche panobinostat, composto che ha ricevuto nel 2007 dalla FDA lo status di farmaco orfano per il trattamento di un linfoma cutaneo. Attualmente sono in corso alcuni trial di fase I e II per la valutazione dell’efficacia antineoplastica del LBH589 in diversi tipi di tumore. Allo scopo di valutare il potenziale di LBH589 nel trattamento della SMA, i ricercatori hanno trattato cellule epiteliali (fibroblasti) di pazienti SMA con il farmaco, rilevando un aumento da 6 a 10 volte dei livelli di proteina SMN. Si tratta del più alto incremento mai raggiunto ed è stato ottenuto già a bassi dosaggi di farmaco. Cosa ancora più importante, va rilevato che LBH589, ben tollerato in tutti gli esperimenti, ha indotto l’aumento di espressione genica SMN2 anche in linee cellulari che non avevano risposto al trattamento con valproato.

In conclusione si può affermare che il nuovo inibitore HDAC è un candidato altamente promettente nella terapia della SMA, inducendo un notevole incremento SMN attraverso parecchi meccanismi diversi.


(fonte: Human Molecular Genetics)

 
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